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Tratto dalla rivista “CARPA PER TUTTI” n° 35 del mese di ottobre 2007



NELLA GIUNGLA DEI CARPISTI
… se questo è il nostro futuro. . . di Roberto Bussolari


Dopo un’estate afosa come quella che abbiamo appena passato, non è stato certo un colpo di sole a provocare in me la voglia di sfogarmi pubblicamente! Sicuramente chi è già introdotto da tempo nell’indotto editoriale ha la ‘fortuna’ di poter esprimere le proprie opinioni forse più agevolmente che altri. In questa occasione, con il benestare della redazione, ho deciso che era ora di raccontare il ‘progresso’ del mondo del carp fishing negli ultimi 5 - 6 anni. Non avete ancora letto nulla ma già vi immaginate un sermone di quelli tostissimi. Vi assicuro che non sarà così, anche se i toni saranno tutt’altro che placati. Cercherò di rendere piacevole e simpatica una lettura scomoda a molti, che però potrebbe far sorridere tanti altri. Darò voce, mediante un linguaggio semplice e molto intuitivo, a tanti amici e conoscenti carpisti che si lamentano sempre di più di uno stile “carpistico” troppo italianizzato.
Negli ultimi anni la maleducazione, le esagerazioni e le manie di protagonismo stanno dilagando sempre più. Il carpfishing, nato per la ricerca della grande carpa unitamente ad un’etica forte e ferrea, non si riesce più a vivere secondo i vecchi canoni in quanto anch’esso sta assorbendo tutti i peggiori difetti che caratterizzano il popolo italiano. Basta guardarsi attorno e si nota un dilagarsi di falsità, menzogne e finzioni in ogni ambito della vita, dal mondo lavorativo, alle amicizie, allo sport, ecc dettate spesso da convenienze scontate e subdole, sino ad arrivare quindi al settore pesca che dovrebbe essere il più puro. Quest’ultimo dovrebbe essere per tutti noi come il vero paradiso, quel mondo parallelo alla routine quotidiana che ci avvolge, una dimensione in cui rifugiarsi e liberarsi per pochi momenti da ogni pensiero e fatica… Ma non è così. Riusciamo a rovinare, con atteggiamenti demenziali, la nostra passione a tal punto di vivere le nostre poche ore d’aria come se un cappio ci si stringesse sempre più sul collo. Anni fa vigeva perennemente la sola legge del rispetto, ora ne vige un’altra, quella del più pirla! Ebbene sì, sembra che sia più appagante ‘rubare’ una postazione pasturata dopo giorni di agguati, oppure gonfiare a puntino qualche carpa per non uscire dal ‘giro’ o pavoneggiarsi di aver intrapreso imprese epiche quando in realtà si è andati mezza giornata in una cava a pagamento per via della moglie che, per l’ennesima volta, ci ha ‘tartassato’ sino a quando abbiamo desistito dall’andare via per più giorni. Mi ricordo che nel 96/97, quando iniziai con alcuni amici a fare questa pesca, il nostro obiettivo erano sicuramente pesci enormi, ma per circa un annetto lo raggiungemmo pienamente con la cattura di pesci sui di 7 – 8 kg, e non parliamo di quelle di 10 - 12kg che sembravano veri giganti. Oggi invece, molti iniziano a praticare il carpfishing senza mai neanche aver pescato con altre tecniche e, per di più, cercano immediatamente la cattura record oltre i 20 kg. Non parliamo poi di quelli che fanno sfoggio di attrezzature ultra costose per poi magari pescare in una cavetta a pagamento di mezzo ettaro. Canne da 3 - 3,25 lb sono le più vendute, mulinelli che portano 500 m di treccia vanno via come il pane, per non parlare di pod in grado di resistere ad un carro armato in discesa senza freni per sorreggere magari 2 canne lanciate a soli 10 – 15 m da riva… Sapete qual è la cosa che adoro di più? Appoggiare il calcio della canna per terra e metterci un sasso sopra per non farla volare via in partenza… mi darete del pazzo, ma è la realtà! Se lo potessi fare in ogni ambiente di pesca, lancerei il pod dalla finestra perché è l’oggetto più pesante ed ingombrante, oltre che spesso inutile, che un carpista possa utilizzare. Un buon picchetto davanti e dietro sarà sempre la soluzione più pratica e funzionale che esista, ovviamente non è ovunque possibile e quindi ricompare il pod tra i mille fardelli che ci inseguono costantemente durante ogni uscita e noi, come muli da carico, ci facciamo beffare sempre più dalle mode che tendono a far lievitare inesorabilmente la nostra attrezzatura. Magari sono solo mie elucubrazioni, anche se è quello che penso realmente. Comunque il mio obiettivo non era certo attaccare chi inizia a praticare il carpfishing, anche perché, in fin dei conti, certi atteggiamenti si possono anche accettare da alcuni principianti. Il mercato offre tanti prodotti validi e belli da vedere e, solo dopo anni di pesca, ci si rende conto dell’attrezzatura effettivamente necessaria per unire l’utile al dilettevole.
Quello che però mi urta di più sono i tanti ‘ maestri ’ che circolano sbrodolando consigli ad ogni angolo o lanciando perle di saggezza da brivido. Sto parlando di quelli che si definiscono carpisti con la “C” maiuscola senza nessun merito umano o piscatorio… anzi! Tanti leggono gli articoli di grandi scrittori stranieri rimanendo stupiti per come in poche righe ti parlano di aneddoti e piccoli accorgimenti fondamentali al raggiungimento di un risultato in una determinata casistica. Questi lettori dovrebbero leggere più profondamente l’articolo, senza soffermarsi alla parte tecnica, ed intuirebbero un vero e proprio intreccio di domande e risposte che lo stesso pescatore espone secondo una sua inconfutabile logica. Lo stile è sicuramente dieci gradini oltre il nostro…
Credo che chi riesce a porsi delle domande, tentando di darsi risposta in qualunque modo possibile, come riflettendo osservando l’acqua per ore, adattando la propria tecnica di pesca ai vari piani d’acqua, confrontandosi con gli amici aprendo discussioni forti, o rischiando di ‘gettare’ una sessione sperimentando nuovi approcci, sia già sufficiente a distinguere un qualunque carpista da un ‘Carpista’. Sia nella pesca, come del resto nella vita, chi ha il coraggio di mettersi in gioco leggendo quello che gli si propone ad un palmo dal naso, mettendosi in discussione su ogni fatto o azione, sarà sempre un gradino sopra a tanta altra gente che si nasconde dietro alla quotidianità ed alla paura del nuovo e dell’imprevisto! Anche perché, è ampiamente noto, che di solito chi attacca per primo, chi svende menzogne a spron battuto o elargisce certezze da professorone, lasciando l’umiltà dei propri pensieri nel cassetto, si tratta di persone insicure e spesso infelici.
Per quello che mi riguarda, non mi interessa assolutamente nulla se in tanti anni non sono arrivato ancora a certi traguardi, sono sicuro che nel tempo forse ci arriverò, certo non mi consolo sparando pesi a casaccio…! Vorrei far capire a tanti ‘disperati’ che non è la carpa da 20 o da 30 kg che ti permette di far parte della categoria dei Bravi o dei Famosi… per quel che mi riguarda sono altri i fattori che ti fanno essere un bravo carpista… Non vorrei esagerare ma… se lasciassi andare la mano riempirei una o forse due riviste attaccando i ‘fenomeni’… coloro che hanno ma non meritano, coloro che fanno ma non sanno, ma soprattutto, coloro che con baggianate galattiche illudono e distorcono la visione del carpfishing a tutti quei ragazzini che decidono di intraprendere questa sensazionale tecnica. Non sarà certo facendo i buonisti, regalando boccette di aroma, o arruolando field testers personali, che conquisteranno il cuore di nessuno perché, come ho già detto prima, sia nella vita che nella pesca, quando uno è vuoto dentro è meglio che con umiltà si metta in disparte a farsi un bell’esame di coscienza!
Per quello che mi riguarda la cattura è solo la parte finale di un grande lavoro a monte che, se ben fatto, può dare moltissime soddisfazioni. C’è poi chi è felice di prendere una 15 - 20 kg in un laghetto dopo che un abile bracconiere l’ha ‘prelevata’ dal Po o da altri luoghi… ognuno è libero di darsi le proprie soddisfazioni, anche perché sembra che l’iniziativa, seppur indirettamente, sia incentivata da qualche ‘capoccia’, ma qui mi fermo per grande auto-censura, in quanto vorrei evitare polveroni troppo densi! Volevo far capire, a chi di carpfishing ne ha ancora masticato ben poco, intendo chi ha appena iniziato a praticarlo (perché se volessi allargare il cerchio ci salterebbe anche dentro gente che è dieci anni che lo pratica è non ha ancora capito nulla…), che di veri maestri ne incontrerete ben pochi, e se vi imbatterete in una persona umile e disponibile, dedicate più tempo possibile ad ascoltare i suoi racconti, perché perlomeno saranno veri e sinceri! Forse vi dirà che è normale tornare a casa soddisfatti anche quando la sessione non è andata per il meglio. Cerco di spiegarmi… Quante volte durante l’azione di pesca abbiamo fatto errori dei più svariati, dal non sostituire per pigrizia l’amo perché era spuntato, dal non rilanciare la canna anche dopo una falsa partenza ed esserci resi conto al mattino seguente che il terminale era mal presentato, o non aver ricalato solo perché alle 4 di mattina si sta meglio in branda che in mezzo al lago al freddo? Non parliamo poi delle volte in cui si è convinti che la stessa tattica di pesca sia vincente in stagioni diverse o luoghi diversi, e soltanto dopo un esito negativo ammettiamo che abbiamo sbagliato, ma nonostante tutto spesso ricadiamo nello stesso errore e per l’ennesima volta, a fine sessione e diciamo dentro di noi “…ma quanto sono stato fesso… se avessi fatto…?”. Credo che il ‘carpista perfetto’ non esista e quindi forse il ‘se’ ed il ‘probabilmente’ dovremmo accettarli come parte del gioco. Ma chi si può ritenere meglio di un altro? Fondamentalmente nessuno, anche se questo non è del tutto vero. Per essere i migliori non serve un album con carpe oltre i 20 kg, è sufficiente riuscire a dare un risposta ai propri ‘se’ ed interrogarsi sempre su tutto ciò che avviene… non trovate? C’è chi ha la fortuna di pescare in laghi con decine e decine di carpe oltre i 20 kg e chi in luoghi con pesci fino 10 o 12 kg, chi è il migliore? Troppi si sentono importanti soltanto grazie ad una cattura, magari presa grazie agli sforzi del socio ‘ingenuone’ che corre sempre a pasturare o al novellino circuito appositamente per quella sessione! Vergogna, vergogna e vergogna! I veri ‘fenomeni’ in Italia si contano sulle dita di una o forse, esagerando, due mani e molti di loro neppure li conosciamo. Spesso non sono per nulla famosi in quanto non gli interessa certo sventolare pesci disumani per sentirsi appagati. Per loro è sufficiente arrivare a catturarli, vorrei fare dei nomi in gesto di stima, ma mi sono ripromesso di non nominare nessuno. A Gonzaga, per contro, quest’anno dovranno alzare il tetto dei capannoni causa del gran numero di gente che vola a 10 m da terra… ma dove siamo finiti, è ora di smetterla! C’è chi parla e scrive di sé come se tutti fossero ai suoi piedi, persone che fanno la fila per porgli domande (sarei curioso di sentire le risposte!)… mah! Sono allibito sia per le sue affermazioni, sia per chi va a ‘confessarsi’ da lui! Ma porca miseria, se tu, ignaro pescatore, credi di parlare con un buon pescatore, chiedigli come affrontare o come affronterebbe lui un determinato luogo in una precisa situazione, e non quanti pesci da 20 kg ha già preso! Ma che cavolo te ne frega! Magari finisci che dalla foga ti racconta pure delle balle e perdendo così una buona occasione per farti della ‘cultura’.
Vi starete chiedendo: “Ma tu che scrivi, da che parte ti collochi? Tra i fenomeni da baraccone citati molte righe addietro? tra quelli che se non hanno un nome sulla maglietta non pescano? tra quelli che si ‘sfogano’ in bagno guardando carpe da 30 kg prese da altri? tra quelli che mandano i novellini a pasturare e hanno pure il coraggio di pubblicare le foto di pesci che non hanno nemmeno preso loro (ma come fate a non vergognarvi!)? tra quelli che la notte sudano a letto e non riescono ad addormentarsi perché muoiono d’invidia quando ricevono l’ennesimo mms raffigurante un bel pesce preso da un amico? O tra quelli che vorrebbero avere le braccia di Carletto per tenere il pesce a 100 m dal corpo nella speranza che anziché 5 kg sembri 15kg? No, non è mia indole lodarmi, non l’ho mai fatto e non lo farò mai, anche perché dalle mie parti, a buon senso, si dice “chi si loda si imbroda”, e poi di che potrei lodarmi? Forse potrei vantarmi del fatto che evito le poste altrui preferendo aree vergini, sconosciute e mai pescate e che dormo benissimo di notte anche se ogni venerdì sera Willi mi fa venire mal di testa con carpe grosse sempre a guadino? Oppure perché evito accuratamente di approfittare degli sforzi altrui, visto che so che costano fatica e tanta dedizione…oltre che tanta nafta!! Vorrei solo precisare ed affermare ad alta voce che è ora di finirla in Italia di approfittare di quei pochi che a suon di cappotti e sforzi notevoli scoprono e si creano postazioni in luoghi difficili. Coloro che si possono definire veri pionieri vengono schiacciati dalla folla alla prima carpa decente. Non parliamo poi di improvvise amicizie o crisi di lontananza che portano ad un riavvicinamento di vecchie conoscenze sino a sentirsi chiedere di portarli a pesca con te perché così non ti senti solo… ma vi rendete conto come siamo messi? Ma non ti voglio… vai via… il lago è grande ,e poi nessuno si sente solo…! Pensate che il lago è circa 150 ettari con non più di 2 - 3 carpisti, ed hanno il coraggio di volerti fare la postazione a 50 m… ma siamo tutti matti! L’invidia è una brutta bestia… Luoghi dove fino al giorno prima non si era mai visto un pescatore di carpe, ma improvvisamente ti trovi uno che vanifica i tuoi sacrifici o ti racconta che è una vita che vi pastura… che risate! E’ più facile arrivare dopo piuttosto che arrivare primi sacrificandosi in cappotti, notti spese per comprendere quale è l’area migliore o la tecnica più adatta, per non parlare dei tantissimi litri di benzina consumati nel tentativo di abituare le care carpe alle nostre palline… chi ha orecchie per intendere intenda! Questo non vuol dire però che chi pastura una postazione debba aggirarsi come uno sbirro sfollando tutti i carpisti che si avvicinano, o lasciare segni chiari del suo passaggio come sacchetti legati a canneti, segnalini perenni o altri segni inequivocabili della sua ‘proprietà’. Dovrebbe essere ovvio che, se capiti casualmente su una postazione pasturata, sarà tua premura evitarla la sessione successiva, come sarà premura per chi la pastura di accoglierti senza aggredirti, anche perché se sei arrivato a pesca prima di lui non può certo mandarti via. Ci sono poi i soliti ‘intelligentoni’, sempre di loro si parla, che pretendono di andare in pesca il sabato pomeriggio o addirittura la domenica e trovarsi la posta libera, magari ad Ostellato, a Mantova, o in Mincio, dove ci sono 100 carpisti al giorno… a volte provano pure a mandarti via, o a calare le canne a 10 m dalle tue solo perché loro ‘hanno pasturato’! Ovvio che se tutte le volte mi vieni sopra, dopo che gentilmente ti ho illustrato che pasturo un determinato posto, allora te ne stai approfittando! Ma in generale non si arriva mai a questo, di solito vogliono mandarti via anche se non ti hanno mai visto! Illuso, se mi aggredisci non mi sposterò di certo… e si ritorna alla questione del rispetto reciproco!
Tornando ai fenomeni over 20, a sentire in giro sembra che le loro ‘mattanze’ di big carp siano all’ordine del giorno, come quello che ne ha catturate ben otto (e dico otto…) in una stessa notte in un lago romano… ma doveeeee?…in quel momento si materializza davanti ai tuoi occhi la vera sagoma del pagliaccio ed allora fai uno più uno e capisci molte altre cose…ma lasciamo perdere, vi risparmio questa storiella!! Io mi vergognerei solo a raccontarla una diavoleria del genere, evidentemente c’è chi ci riesce…! Capita non di rado di parlare con un perfetto sconosciuto o, ancora peggio, con chi conosci molto bene, che ti dice a petto gonfio: “Non puoi immaginare” -  e già immagino… - “L’ultima sessione ne ho presa una enorme”. Tu ovviamente ti senti in dovere di chiedergli: “Quant’era?”. E lui: “Purtroppo non avevo la bilancia…” o ancora meglio, udite udite “Non avevo la macchina fotografica…” - e mi sembrava stano! – “ma non ho chiamato nessuno a farmi le foto perché non volevo che la vedessero o che sapessero dove l’ho presa…”. A questo punto bisognerebbe esordire con “HAHAHAHAHAHA”, ma mi rendo conto che è meglio lasciare perdere e rendersi conto della gente ridicola con cui si ha a che fare.
L’essere ‘attento’ cosa significa? Non certo maestro, bravissimo, infallibile, cacciatore di over 20 e tanto meno di over 30, intrepido, coraggioso, sprezzante del pericolo, formidabile rollatore (molti lo sono, ma purtroppo non di boilies…), gagliardo solcatore di Cassien, Pusiano o che ne so io, mitico elaboratore di tonnellate di mix, o colui che fa 200 notti l’anno in lungo ed in largo per l’Europa ma il suo record da catalogo, stringi stringi, è un pesce di 10 kg (è meglio che stia a casa a dormire…!). Non sono impazzito e neanche vorrei cadere su un’ironia infelice, il problema è che queste figure nel nostro mondo esistono davvero! Nel carpfishing un pescatore attento ha una sola classificazione: è colui che, prima di entrare in pesca, riflette, si confronta, studia e analizza ciò che andrà a fare, ma soprattutto si chiede sempre il perché di ciò che gli accade e, essendo umano, SBAGLIA ed anche lui prende SONORI CAPPOTTI.
Metto le mie più vive speranze nelle mani di chi inizia, confidando soltanto che faccia buon uso di umiltà, sincerità, ascolto e tanta, tanta passione per il carp fishing! La cattura record non vi cambierà la vita e più vi ostinerete e peggio sarà per il vostro morale. Accettare di buon gusto ciò che riusciamo a catturare è sicuramente un’arma per essere sempre carichi e sulla cresta dell’onda… la carpa grossa prima o poi arriva sempre, quello che sembra banale, ma non lo è… è che bisogna pescare dove ci sono!

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